Berlino
18.giu.2006
(A Elena)
Una pagina nutrita di talenti
e priva del titolo o di bianco moto tra le rime
stanche, nell’accidia misurata degli orpelli o di parole
vaniloquio della veglia, corpi insonni
in questo giugno di antiche malie
- come vividi mosaici - sono stati rivelati, l’invincibile
- sei già stanco? - io non sono
il vanto sacro dei Mantelli
né mi guida l’inciviltà tra le rovine o l’innumere
corso impuro delle rocce, le persone
lungo il limite-gioco-forza dei millenni
le mura come specchio, v’appartengono
simiglianza involontaria, questo volto
estraneo, si dischiude
bocciolo imporporato nella piaga
nel riflesso
Berlino
05.giu.2006
Questa casa ora languisce la presenza del corpo
ho sezionato ogni cosa nel più piccolo dei frammenti
disposto i semi nell’ordine discontinuo
in attesa delle otto stagioni, le vite
trascorse, le pareti quadre
restituiscono l’eco mutilato del passato
nella lingua aliena di cui non oso riportare il senso
- un tradimento, la volta a tutto sesto - trasuda
ombre capillari, gocciano i ricordi
senz’affanno sui miei capelli la polvere
fine sorseggio come strati d’ambrosia
d’annata tutto intorno è il mondo
ancora più bianco
Berlino
03.giu.2006
Dopo questo vuoto
gli specchi si colmeranno
del riflesso concavo delle partenze.
Dopo
questo triste messale d’inganni
la luna
avrà sceverato
dall’ombra bianca dei miei passi
il solco antico del mio cammino.
Non so
quello che sarà domani
ma io avrò già cambiato nome
e la mia centunesima dimora.