Bologna
08.10.2006
(Rifrazioni)
Il mio cranio reclino
per vanto e disgelo
sul largo giaciglio dismesso
per zolle
nell’ora dei giochi
monogamia delle mete.
Tarde gemme che radono
con tonfo d’intimi voleri
non polvere, verseggiano
in grani al suolo senza peso
oltre danno
altro suono, il più breve.
Dal tuo seno d’arsure
io, cosa vana bevo
da questi tepori memento
sulla pelle un serto
di tragici odori
trascorsi
ti cingono pallida
in squame iridate
di cera di un’era d’umana
adolescenza.