Vado dove il telefono non esiste e dove il mare è così vicino alla porta di casa che spesso mi passa a trovare.
Parlerò la mia lingua madre senza, in fondo, comprenderla bene. Ingrasserò un paio di chili (forse anche tre) per la gioia di tutti quelli che mi dicono che sono troppo magro (ma sono un falso magro, ricordatevelo). Mangerò del buon pesce e dormirò più del dovuto (anche se l'alba, vista in riva al mare, è uno spettacolo che non mi perderò). Leggerò qualcosa, forse, se ne avrò voglia. E mi rifiuterò come sempre di guardare la tele. Forse faremo qualche falò sulla spiaggia e con Francesco andremo a tuffarci dagli alti scogli di Pizzo e mia madre pescherà per me polpi e ricci di mare (le loro uova sono meglio del più pregiato dei caviali). E diventerò marrone, come la terra, del mio colore originario.
Ci vediamo tra venti giorni.
Un caro saluto a tutti, amici vecchi e nuovi.
Marco
Bologna
02.ago.2006
(Rifrazioni)
Algidi pendoli
a scarnire la pioggia
a sognare l’arboreo infedele.
Rima febbrile, l’onda
rivolgi a ventaglio sugli occhi.
Dove i prati rigemmano
e nutrici vanno a ledere i passi
in faglie di schiuma è il tacere.
Carapace di bruma il pineto
del lucore cinabro si è tinto
la cupola, il rollio in queste ore.
Resina in stimmate rade
le dita.
Ancora non dormi.