(ljepo sanjaj)
Tu fragile disegno di slava
sei sulla pelle l’oscura nascenza-travaglio
lo sguardo, la chiave primeva
che d’ali ti levi sulle sponde del Lete, tu
l’ultima brace rischiari del fiato
dal cerchio al margine, l’indefinito
contorno-oggetto, condensa-memoria
fiutato hai la genealogia
nel nord olfattivo di pura migrazione
l’ordine occluso a questi cicli
che alle foreste delimitando
ebbri d’abbraccio, d’etere e ambrosia
i quattro cancelli e ferreo l’ordito
il merito dato ai misteri
rigetti il gusto forte profano
le gesta ai millenni, l’epigrafe agli evi
cauterizzi le stele, conduci
la bocca violata al marchio del siero
la forma scomposta dei passi
già sulla strada, giù per il torvo declivio
del mio nome agli occhi sei priva
con occhi non miei ti sostengo
per gli anni ancora a morirne
(Rifrazioni)
Il secondo abbraccio di china
nel grembo del pioppo, nell’afa
la traccia mai rivelata, tu dici
così nell’intangibile,
nella coltre di quasi madre,
dei giunchi i fili d’incanto ho vegliato
un nome di donna
meridiana d’intreccio incompiuto,
tra i campi solari
il nostro te e me, solo
il tiepido sonno sfiorire
d’ocra avinto, di vertigine glauca
l’ombra dei secoli ai venti
l’aneddoto vasto così
abbandonato.
(per S.K.)
Bologna
28.lug.2006
Il tuo secondo braccio
avinto da glauca vertigine di china
nella coltre d’ocra meridiana
come il tuo grembo di quasi madre
d’intreccio incompiuto
di giunchi tra i campi solari.
All’ombra secolare del pioppo
che tu chiami con nome di donna
nell’afa tracciata come da fili d’incanto ho vegliato
il tuo tiepido sonno sfiorire.
...il nostro solo te, solo me
così ho abbandonato. Così nell’intangibile.
Ai venti l’aneddoto vasto, mai rivelato.
(a S.K.)