Berlino
29. apr. 2006
Ho investigato sul sigillo del tuo nome e
nella notte
serrando con mani d'ombra
i segni labili del tuo volto.
Ti ho creduto, bieca
menzognera
quando dicevi che questo
è un amore sconosciuto, mai provato
è matrice di illusioni
dolore
dal cui seme
non più pietà germoglia.
Mai ti ho visto bianca, denudarti
dinanzi al mio tremore
ferma
della tua saggia indifferenza.
Se ferito
è solo questo oggi che comprendo
quanto grande è il dono e arde
questo silenzio.
Berlino
28.apr.2006
Questa è una seconda versione di uno scritto postato il 25.apr.2006.
Sto cercando di lavorare, in fase di revisione, sulla struttura e sulla de-struttura del testo originariamente concepito.
Mi pare vada meglio, soprattutto sono contento del cambio di ritmo che si è automaticamente rivelato.
E anche un conseguente uso dell'ellissi e un cambio di direzione con l'avvenuto accenno ad un dialogo mi pare racconti meglio di quel silenzio, di quella assenza al cospetto di una presenza che già cercavo di esprimere nella prima versione.
Ma ancora, chiaramente, c'è parecchio da fare...
Tra le mura impenetrabile, monocroma
questa notte la sua bocca, distilla
l'amaro bacio.
Cera, non pelle, sul viso
il tuo torbido sesso, si tinge
di nessuna luna.
La mia ombra si fa bianca, d'empia impotenza
la mia ombra è priva d'amore
un cieco duello, è cosa vana
mi dici?
Io disilluso
tra due busti incorrotti
brusii, sento
il puro marmo soffrire
d'odio d'amore, non sei
la serpe volgare, per caso
mi hai detto?
Chi come noi piange disprezzo
e non conosce più pace
tra braccia d'onde tradisce
il suo nome di schiuma
straniero.
Berlino
27.apr.2006
Convesso
contro lo sguardo il lamento
troverò
nel silenzio della tua gemma
l'incerto fenomeno carnale
la lacrima riversa
del sasso tramutato in sogno
nei cerchi dello stagno
che mi contiene.
Ma fuori l'ululato dei venti è sovrano
ripasso a mente ogni stele
e mi gravo, maldestro di molte vite
del peso tuo
che da questo vivere stanco
mi ha già scongiurato